Oggigiorno, per quel che riguarda il vivere e prosperare come umani, noi siamo come un viaggiatore che si accorge di aver sbagliato strada.

In questo tipo di situazione, di solito, l’atteggiamento migliore è tornare al punto di partenza, prima che sia troppo tardi, poi provare ad andare in un’altra direzione.

Il punto di partenza è la fisiologia. Essa è terreno comune per ogni essere umano, ovunque viva e a qualunque nazione e ceto sociale appartenga.

Nei prossimi anni ci si troverà di fronte ad un paradosso insensato: dover dimostrare ciò che è lampante e normale.

Dopo molti anni passati a perpetrare convinzioni culturali disfunzionali e a cambiare certezze scientifiche di continuo contraddicendo le sicurezze precedenti, qualcuno sta semplicemente iniziando ad accorgersi che era sempre stato tutto lì, nella nostra natura.

E si trova costretto a dover dimostrare l’ovvio per non essere criticato da chi si è formato con le teorie del decennio in cui ha studiato.

Se consideriamo, per esempio, le molteplici sollecitazioni verbali cui è sottoposta una donna in travaglio in ospedale, è facile comprendere quanto sia costretta a porre attenzione a ciò che le viene chiesto o detto dall’esterno, piuttosto che concentrarsi ed entrare più in profondità nelle proprie sensazioni e sui messaggi che le manda il bambino.

Per partorire “bene” serve, al contrario, mettere a riposo la parte razionale del cervello, la neocorteccia cerebrale.

Da un punto di vista meno teorico e più concreto, se vediamo che la partoriente fa e dice cose che non farebbe mai o si mette in posizioni che sembrano sconvenienti, strane, assurde, siamo certi che non è inibita dall’attività neocorticale ma è a contatto con le sensazioni provenienti dalla parte più antica del cervello, la paleocorteccia.

Solo questa porzione cerebrale è utile al parto, mentre la neocorteccia rappresenta un serio ostacolo all’emergere delle capacità istintuali di ogni donna di partorire nel rispetto della fisiologia.

Le donne sono mammiferi.

E per partorire hanno bisogno di secernere ossitocina.

L’ossitocina è un antagonista dell’adrenalina.

Per secernerla la sua parte più antica e vera del cervello ha bisogno di sentirsi al sicuro e protetta, di silenzio, di luce soffusa, di non sentirsi osservata, di stare in una “tana” sicura, di non avere freddo.

Ti ricorda qualcosa?

Se pensiamo alla maggior parte dei nostri ospedali, dove le donne travagliano in camerate comuni durante l’ora delle visite o durante le pulizie, si capisce come la fisiologia umana non venga rispettata e come sia facile deviarne il corso “addirittura” in ambienti in cui tutti sono espertissimi della materia.

A proposito di esperti, la maggior scoperta scientifica del XX secolo riguardo al parto è stata, per usare un eufemismo, curiosa.

Si è scoperto che il neonato ha bisogno della madre e che deve stare con lei senza essere disturbato, e che la madre dev’essere lasciata in pace.

Suona strano come dire che è stato provato scientificamente che i pesci abbiano bisogno di acqua.

Eppure, fino a cinquant’anni fa la separazione tra madre e bambino era la regola in moltissime culture, le donne davano per scontato che i bambini dovessero stare nella nursery.

Perché così dicevano gli esperti.

Le società umane agiscono spesso attraverso credenze e rituali che non avvalorano l’istinto e il sentire interiore.

La trasmissione di teorie scientifiche è una delle forme di controllo culturale più sofisticate e senza precedenti.

Ti parlo delle mamme per fare un esempio che sia olografico, in cui da un frammento puoi vedere il modello generale.

In una società caratterizzata da un information overload come la nostra, in cui si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione o sceglierne una specifica sulla quale focalizzare l’attenzione, nasce una tendenza tossica verso l’aggrapparsi a chi è riconosciuto come esperto.

Mentre non vi è nulla di male nell’informarsi e confrontarsi con un esperto, tenendo in grande considerazione la realtà della propria esperienza, diventa un problema quando gli esperti si pongono come “detentori della verità”.

Davanti a questo, chi conosce meno nozioni tenderà ad assumere una posizione subordinata e a delegare la propria esperienza senza essere incoraggiato ad esprimere le proprie competenze e risorse.

Non è sufficiente infatti che gli esperti padroneggino i contenuti, ma è importantissimo il modo in cui questi vengono trasmessi: ogni volta che si cerca di dominare un atto involontario riducendolo ad una manovra cosciente, sia questa una condotta innata come il deglutire o un comportamento appreso come lo scrivere, l’andare in bicicletta o il conversare, in realtà si diventa più impacciati e maldestri.

Chi ha l’enorme responsabilità di essere considerato “esperto”, deve rispettare il profondo, perché lì è scritta la verità.

Quella della persona che ha davanti.

É importante non esprimere opinioni, andare contro i condizionamenti culturali e conoscere i fenomeni in profondità, così come sono.

Perché lo affermo?

Tornando all’esempio della nascita, per citare Lorenzo Braibanti, che elaborò sul finire del secolo scorso un approccio originale ed unitario alla gravidanza, alla nascita ed allo sviluppo del bambino… “se fosse vero che basta spiegare alla donna com’è fatto l’utero, quali sono le fibre muscolari che si contraggono e come si susseguono le varie fasi del parto, le ostetriche partorirebbero benissimo”.

Eppure… mentre leggi queste righe è pieno, intorno a te, di corsi di preparazione al parto in cui decine di donne insieme assistono a lezioni didattiche sulla fase dilatante, sulle posizioni da assumere durante il travaglio, senza poter parlare ma solo ascoltare.

Avrebbero dovuto poter esprimere le loro elaborazioni e sensazioni in un contesto protetto ed in presenza di persone competenti che potessero spiegar loro e far loro le giuste domande sulle proprie sensazioni e pensieri a riguardo. Ascoltarle.

Sarebbe molto meglio aiutare la donna a tirare fuori le proprie competenze e le proprie riflessioni piuttosto che inculcarle verità a lei estranee.

Sia perché questo approccio la aiuterà nel processo di empowerment personale e non provocherà dipendenza dal personale medico…

Ma soprattutto perché più andremo avanti più sarà dimostrato scientificamente ciò che lei sapeva già d’istinto e che avrebbe saputo fare se non le avessero insegnato ed imposto vedute culturali a lei estranee mediante la retorica, la persuasione o la soggezione di fronte all’autorità dell’esperto.

Ho fiducia che tu abbia compreso che il Predator Clan non è un percorso di preparazione al parto.

Non in modo diretto, almeno.

E devo anche dirti che contrariamente a ciò che forse credi di sapere, non è una serie di infoprodotti sulla seduzione.

É, per chi è già abbastanza sveglio, o sveglia, da comprendere di essersi perso a livello societario, in primo luogo un percorso verso il punto di partenza.

E questo aumenta notevolmente la qualità e l’eventualmente desiderata quantità dei rapporti col sesso amato, certo, così come l’aumento delle capacità di adattamento, di apprendimento, della flessibilità mentale, del potere personale e dell’influenza insieme alla riscoperta del senso di possibilità e di meraviglia che si perde con l’indottrinamento culturale, sempre più stupido e disfunzionale in un mondo che cambia velocemente e cambierà in modo molto più veloce in futuro.

In secondo luogo o tempo, se fa qualche differenza, ci troverai una “nuova” cultura, una subcultura underground, da installare al posto di quella mainstream.

Una subcultura che sia funzionale al tuo destino scelto e ai tuoi propositi.

Una “nuova” cultura antica come il tuo DNA, che funziona a processo di informazioni in mutamento costante e non a pacchetti di convinzioni precotte.

Una subcultura che, in fondo, più in profondità, aspetta solo di essere riscoperta.

Sei tu.

E sono le persone che lo compongono.

E c’è un “esperto” che mai si sognerebbe di essere “detentore della TUA verità”.

I moduli esperienziali di cui è composto, invece, puoi curiosarli nel video introduttivo.

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AiViA

Prima di conoscere Aivia, le pietre sono pietre e gli alberi sono alberi. Durante l’incontro con Aivia, le pietre sono parti di una cattedrale e gli alberi sono galeone dei pirati. Dopo l’incontro, le pietre sono finalmente pietre e gli alberi finalmente alberi. Cresciuto senza tv, divoratore di libri, vita e maestri, autodidatta ed eterno studente, Aivia è stato corteggiato a lungo con continue e numerose richieste di produrre materiale e di offrire consulenze. Quando le richieste sono diventate troppe per essere gestite o ignorate, ha messo un prezzo al suo tempo per poter fermare l’assedio e venire incontro a quanti avessero la decisione, il senso di proposito e di destino necessari a scegliere e sacrificare del denaro alla propria causa personale. Non è per tutti e non vuole piacere a tutti. Il desiderio che lo muove è diventare ancora più efficace, adatto e comprensibile per i pochi che risuonano con lui e ancor più alienato dagli altri.