Incanto Lite

Il lato oscuro dello sguardo

Senza che si vada all’estremo dello sguardo che ipnotizza, di quel “a me gli occhi”, degli ipnotizzatori di un tempo, e senza perderci nelle millenarie questioni pseudoscientifiche, filosofiche, simboliche, magnetiche, quantistiche con cui nel tempo si è cercato di spiegare il fenomeno dello sguardo che induce, che penetra nel mondo dell’altro, che incanta, che ammalia…

Ci sono tre grossi settori, nell’esperienza di ogni predatore vertebrato, che ci interessano ai fini di questo corso.

Sono gli stessi che si possono riscontrare in varia misura nel resto del regno animale.

Gli effetti che ci interessa sviluppare

  • Operano nel campo del Desiderio, toccando le emozioni sotto la volontà e riducendo la capacità critica, agendo nel dominio dell’aspetto sessuale e della conquista di un partner
  • Operano nel campo della Volontà, legato alla cattura della preda, soggiogarla o nel senso di dominare socialmente un simile.

La dominanza sociale è una questione prettamente maschile – essendo testosterone dipendente – mentre le altre due aree di interesse interessano maschi e femmine.

Non è da escludersi un effetto combinato delle tre aree, nella nostra specie, ove la conquista di un partner, l’incanto di una preda e la manifestazione della dominanza sociale possono coesistere in uno sguardo e convergere verso un unico proposito.

Ovviamente, nella specie umana le esigenze della preda e del partner prendono una lunghezza d’onda diversa.

Le tre emozioni base che sono coinvolte sono

  • sesso
  • fame
  • dominanza sociale, che è collegata alla paura ma non solo.

Ognuno di questi tre temi comporta stati emozionali che incrementano lo stato di vigilanza assieme al restringimento del campo dell’attenzione.

Perché avvenga l’incanto è infatti necessaria la direzione dell’attenzione.

Non a caso l’influsso dello sguardo si manifesta da solo nello stupore e nell’amore di una persona o di una cosa.

Queste tre emozioni sesso, fame e dominanza sociale, hanno nella vita quotidiana dell’homo sapiens diverse declinazioni.

  • La percezione di status o autorità, che può coinvolgere sentimenti di paura, ammirazione o fiducia che comunque pongono il soggetto in una posizione di obbedienza – la quale non è sbagliata di per sé, dipende a chi si rivolge.
  • Il sesso è declinato nella connection con gli altri, maschi o femmine, oltre che alla conquista di un partner
  • La fame nel quotidiano, ossia le attività venatorie di incanto della preda, sono sostituite dalle attività per impossessarsi dei soldi, dei vantaggi o di altri oggetti dell’altro, ivi compresa la sessualità puramente fisica, ove si brami il corpo dell’altro.

Lo sguardo può essere, quando si è appreso come utilizzarlo, un ausiliario prezioso di ogni influenza perché provoca di per sé una sospensione di certe facoltà critiche, in maniera totalmente naturale.

Certamente, incutere timore non è il nostro primo obiettivo ma ci sono diversi utilizzi che ci interessa esplorare:

  • Educare i nostri occhi ad essere vivi, ammaliare, essere padroni di uno sguardo che seduce o induce, attrae col fascino degli occhi che brillano e lampeggiano come quelli di una belva nella notte.
  • Vi sono utilizzi nella terapia, che esulano dal contesto di interesse di questo corso, ma con lo sguardo è come se entrassimo dentro l’altro ed entrando nella sua realtà interpersonale potessimo aiutarlo dal suo interno.
  • Educare il nostro sguardo ha a che fare con lo sviluppo personale, poiché guidare il proprio sguardo significa guidare la nostra attenzione.
  • Avere consapevolezza, del nostro sguardo, e raccogliere i benefici della pratica degli esercizi proposti, porta ad acquisire una personalità più chiara, netta, magnetica in certo senso, ad avere maggiore Presenza.
  • Avere consapevolezza della rete neurale senza fili che si crea a livello interpersonale, quando i campi visivi di due individui si incrociano, inoltre, ci porta progressivamente a superare alcune cristallizzazioni dell’io, rendendoci piano piano più consapevoli e partecipi di una dimensione di noi stessi più ampia e “fuori dal tempo”.

Per ottenere questi effetti esteriori è necessario un equilibrio tra arte esterna ed unità interiore.

L’espressione dello sguardo è frutto dei meccanismi dei pensieri interiori e di alcuni meccanismi inconsci, automatici, pre corticali, pre logici.

Alcune persone, ad esempio, nel guardare focalizzano troppo sul centro interno del proprio occhio, la fovea, come se stessero calcolando qualcosa di complesso, e questo focalizza e rimpicciolisce la pupilla.

Altre persone usano di più la visione periferica, e questo dà ai loro occhi un’espressione sognante, naïve, stralunata.

Uno sguardo d’incanto deve essere in fissa nel sogno, al contempo d’insieme e pungente.

Questo stato particolare capita a tutti in modo naturale quando vivono un momento di grande entusiasmo, ma per averne il controllo a comando è necessario esercitarsi.

Perché lo sguardo acquisisca il massimo potere e la più profonda efficacia nei domini che ci interessano è necessario infatti un training specifico ed avere una chiara consapevolezza dell’impatto che gli occhi possono avere in modo attivo, non solo ricettivo.

In questo corso ci alleneremo mediante una selezione di esercizi ad avere uno sguardo fermo, interessato, dolcemente penetrante, espressivo.

Scopriremo come si tenda a distogliere lo sguardo nella vita quotidiana per mantenere il proprio senso individuale dell’io, ma di come si possa serenamente superare questo confine entrando in una dimensione differente, di connessione, di contatto maggiore con l’altro, che può produrre cambiamenti significativi in entrambe le parti.

Nella pratica, il primo passo per svilupparla è sapere che siamo lì, se siamo presenti siamo più densi come individualità nell’oceano mentale collettivo.

Dobbiamo starci con la testa, nelle cose reali e non vivere la vita nei pensieri, nel passato o nel futuro.

Incantare richiede di imparare a venir via dalle concettualizzazioni e dalle seghe mentali dell’uomo medio.

L’uomo o la donna dotati di queste caratteristiche, sia per talento naturale che per dedizione, portano con sé una certa atmosfera positiva, chiaramente percepita da coloro con cui vengono in contatto.

Si dice che queste persone hanno un qualcosa, che colpiscono, anche se non si saprebbe dire cosa esattamente.

Sono individualità forti, il che non significa spiccate personalità.

A meno che non abbiate incontrato un simile uomo sarà difficile farlo capire a parole, ma la forte individualità è qualcosa di ben diverso dal contegno e dall’aspetto tronfio, presuntuoso, borioso dei modellatori ed imitatori di questi grandi uomini e donne.

L’incantatore non ti parla mai della propria grandezza, eleganza, importanza, valore.

Lascia che tutto questo sia veicolato dalle storielle DHV dei suoi imitatori.

Egli ti fa sentire la sua forza mediante il suo comportamento, le sue maniere e l’atmosfera che lo avvolge e con cui avvolge, senza dire una parola.

Ha intorno e dentro di sé quel certo “non so che” che le persone osservano e non comprendono.

Si tratta di individualità spiccate, tagliate, non di personalità.

Molti piccoli individui cercano di estremizzare tratti della personalità al fine di attrarre attenzione, e prima o poi inciampano in questo errore.

Poiché sono inciampati – e inciampano tutti – si convincono che l’io, o, come lo chiamano, l’ego, sia un ostacolo che ti fa inciampare.

Ma i veri grandi individui sono al contempo fusi col tutto, con l’oceano totale, quel qualcosa da cui possono attingere forza e potere e, non rinnegando la fusione ma facendosi centro pesante di individualità e centro del loro oceano infinito – poiché in un infinito ogni punto è centrale – essi irradiano ovunque la loro forza.

Vi è in costoro una contemporaneità di solve et coagula, ove la soluzione col tutto è compresente con una forte coagulazione, un centro di potere nel tutto, che è l’individualità.

Realizzano d’essere un fuoco dinamico, un centro di potere, di forza, nella grande ed infinita volontà e forza collettiva, universale, un centro avente l’attributo, duale ma non dualistico, del Potere della Volontà e della Forza del Desiderio.

AiViA

Prima di conoscere Aivia, le pietre sono pietre e gli alberi sono alberi. Durante l’incontro con Aivia, le pietre sono parti di una cattedrale e gli alberi sono galeone dei pirati. Dopo l’incontro, le pietre sono finalmente pietre e gli alberi finalmente alberi. Cresciuto senza tv, divoratore di libri, vita e maestri, autodidatta ed eterno studente, Aivia è stato corteggiato a lungo con continue e numerose richieste di produrre materiale e di offrire consulenze. Quando le richieste sono diventate troppe per essere gestite o ignorate, ha messo un prezzo al suo tempo per poter fermare l’assedio e venire incontro a quanti avessero la decisione, il senso di proposito e di destino necessari a scegliere e sacrificare del denaro alla propria causa personale. Non è per tutti e non vuole piacere a tutti. Il desiderio che lo muove è diventare ancora più efficace, adatto e comprensibile per i pochi che risuonano con lui e ancor più alienato dagli altri.

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